mercoledì 9 novembre 2011

I tre moschettieri - Recensione

The Three Musketeers
Germania/USA/UK, 2011, colore, 110 min

Regia: Paul W.S. Anderson

Sceneggiatura:Alex Litvak, Andrew Davies

Cast: Milla Jovovich, Orlando Bloom, Logan Lerman, Matthew MacFadyen, Christoph Waltz, Ray Stevenson, Mads Mikkelsen, Juno Temple, Luke Evans

Non sono un detrattore a prescindere di Paul W.S. Anderson, uno di quelli che aspetta l’uscita di ogni suo film giusto per piazzargli un bersaglio tra le chiappe e sparare con l’artiglieria pesante giusto per rimanere in allenamento fino alla prossima “fatica” di Uwe Boll. È chiaro che l’unica cosa che sappia fare è attingere da universi consolidati (Aliens vs Predator, Resident Evil), dotarli di una discreta confezione e in una duplice operazione occhieggiare ai fan e renderli accessibili a chi non ha conoscenza del materiale di base, fumetto o videogame che sia. Nella maggior parte dei casi il risultato è comunque piuttosto triste ma raramente riesce a sfornare qualcosa di guardabile o, nel caso di Death Race, addirittura godibile. Della cinematografia di Anderson salvo giusto il primo Resident Evil, che pur non avendo nulla a che fare con il videogame della Capcom si lasciava guardare, i momenti demoniaci e gore di Punto di non ritorno e il sorprendente Death Race dalla regia incredibilmente solida ma penalizzato da quella faccia da pirla di Jason Statham che non possiede un minimo del carisma di Vin Diesel, per tacere degli action hero dei tempi d’oro. Animato dalla malsana curiosità di vedere in che modo sarebbe stato violentato il romanzo di Alexandre Dumas padre e complice una strampalata promozione in cui mi hanno praticamente regalato il biglietto, mi lancio nella visione di questi tre moschettieri in chiave postmoderna. Dei sessanta e passa adattamenti de I tre moschettieri quello che presenta la maggiore somiglianza in termini di bruttezza con il film di Anderson è D’Artagnan del 2001 firmato Peter Hyams, la versione imbastardita con il cinema di Hong Kong, nella quale i protagonisti più che gli attori erano gli stuntman chiamati a dar vita ad interminabili ed estenuanti duelli svolazzanti. L‘operazione di svecchiamento fu un disastro e D‘Artagnan & company non vennero più presi in considerazione. Poi venne lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie e Anderson, sempre pronto a sfruttare i trend del momento, si mise strane idee in testa… Il regista, con la scusa del 3D che ne trae beneficio, continua sulla pessima strada intrapresa con Resident Evil Afterlife, annichilendo la messa in scena in un trionfo di sfondi digitali e condendo il tutto con imbarazzanti siparietti comici (per chi non si sa), dialoghi peggiori di tutti i Resident Evil messi insieme, ralenti che non c’entrano un cazzo e trappole con raggi laser che c’entrano anche meno. Tanto per essere chiari, non basta spegnere il cervello per godersi questi moschettieri vagamente steampunk grazie ai progetti di navi volanti del sempreverde e supersfruttato Leonardo da Vinci, qui non siamo dalle parti dello stupidamente divertente. Magari stupidamente irritante. Quando D’Artagnan senior (Dexter Fletcher), posseduto da sceneggiatore dementi, rifila al figlio un’imprescindibile lezione di vita del tipo “Mettiti nei guai, fai errori, combatti, ama, vivi” si capisce che anche spegnendo il cervello, sarà dura. Risultato di cotanta perla di saggezza, in grado di rivaleggiare con il “vivo, amo, uccido e sono contento” dell’ultimo Conan, è che a junior gli sparano cinque minuti dopo. In questo contesto nulla possono i poveri Athos (Matthew Macfadyen), Porthos (Ray Stevenson) e Aramis (Luke Evans) ridotti a macchiette da videogame. Athos pur non nuotando passa per “un nuotatore provetto” e non si capisce come faccia a non annegare con tutta la ferraglia che porta addosso. Potrebbe essere un palombaro ante litteram non fosse per il trascurabile problema di riuscire a respirare sott’acqua. Il prete mancato Aramis tra luna piena e gargolle d’ordinanza si lancia dai tetti manco fosse la vampiressa Kate Beckinsale in Underworld e Porthos non lo si può tenere incatenato che ti fa crollare la prigione e non diventa nemmeno verde. Discorso a parte merita D’Artagnan che è sempre stato insopportabile ed era lecito aspettarsi che venisse interpretato dall’ennesimo ragazzetto con la faccia da schiaffi. Stavolta tocca a Logan Lerman, già visto ne Il patriota dove era uno dei figli di Mel Gibson e in Gamer, che per contratto deve avere il ciuffo alla Zac Efron in qualsiasi epoca sia ambientato il film. Non vedo l’ora di vedere cosa ci riserverà il tristemente certo sequel. Ma anche no.

9 commenti:

Andy ha detto...

che film di merda perchè non hai parlato della biondina? quanto m'attizza!

CyberLuke ha detto...

Non avevo la benché minima intenzione di vederlo, e la tua recensione, a occhio e croce, è parecchio migliore anche del film stesso. ;)
Non so come stia andando al botteghino, ma mi auguro che anche questo trascurabile popcorn-movie sparisca presto dalle sale e dalla memoria.
Comunque, Punto di non ritorno non mi era dispiaciuto affatto. ;)

Count Zero ha detto...

@Andy
grazie per il tuo ennesimo stimolante commento. Stavolta sei giustificato

@Luke
Grazie, non era affatto difficile :)
L'ho già rimosso ma il sequel è assicurato, a meno che Anderson non cada in disgrazia con il prossimo Resident Evil. Come no!

Udo Kier ha detto...

Il 3d almeno è fatto bene? Davvero t'è piaciuto Resident Evil?

Count Zero ha detto...

Piaciuto è una parola grossa. Guardabile, ribadisco.
Non so com'è il 3d e non lo voglio sapere!

Il Bollalmanacco di cinema ha detto...

Avrei voluto vederlo, ma il 3D mi ha dissuasa. Immaginando fosse una belinata salvata giusto da Waltz, non mi sembrava giusto spendere soldi per quell'inutile effetto in più.
Potrei recuperarlo, però.

Count Zero ha detto...

Recuperarlo potrebbe avere un senso per ridere in compagnia della sua stupidità, altrimenti si può pure evitare. Waltz sta una spanna sopra tutti gli altri ma è sottoutilizzato.

Liber@discrivere ha detto...

se avessero messo Orlando Bloom al posto del mostriciattolo con il nome di una marca di scarpe sarebbe stato anche guardabile,ma così...

Count Zero ha detto...

No, non sarebbe stato guardabile nemmeno in quel caso...

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