domenica 18 aprile 2010

L'implacabile - The Running Man

The Running Man
USA, 1987, colore, 101 min
Regia: Paul Michael Glaser
Sceneggiatura: Steven E. de Souza
Cast: Arnold Schwarzenegger, Maria Conchita Alonso, Yaphet Kotto, Marvin J. McIntyre, Richard Dawson, Jesse Ventura

Ognuno di noi ha i suoi guilty pleasure. A certi action movie di fantascienza dal gusto spiccatamente fumettistico non riesco a dire di no, specie se “impreziositi” da musichette anni 80 e la presenza di Arnold Schwarzenegger.
The Running Man, letteralmente “l’uomo in fuga”, L’implacabile da noi per l’abitudine tutta italica di rinominare i film, è tratto da un romanzo di Stephen King scritto sotto lo pseudonimo di Richard Bachmam. A dirigerlo troviamo Paul Michael Glaser (proprio lui, lo Starsky originale) che nel corso degli anni ci ha deliziato con pellicole memorabili quali Che aria tira lassù? e Kazaam - il gigante rap. Lascerò a film di ben altre ambizioni qualsiasi discorso sul controllo delle masse attraverso la televisione e la spettacolarizzazione della violenza.
Veniamo immediatamente catapultati a bordo della ricostruzione di un elicottero, con tanto di rear projection a simulare il volo, sul quale si trova in missione il nostro Ben Richards/Schwarzy con i suoi colleghi sbirri. Lo schermo in dotazione all’elicottero ci mostra in grafica vettoriale (che nostalgia, mi ricorda i pomeriggi passati a giocare a Star Wars o Battlezone su C64) la città sottostante con delle simpatiche macchie ad indicare una manifestazione di protesta da parte della popolazione affamata. L’ordine di sterminarli tutti viene prontamente rifiutato dal nostro Schwarzy che da puro di cuore qual è manda cortesemente a farsi fottere il centro di comando. Segue una breve colluttazione dove il nostro ha modo di riscaldare i bicipiti a danno dei suoi colleghi prima di essere neutralizzato. Il massacro avverrà comunque e indovinate a chi sarà addossata la colpa?
L’azione si sposta nel penitenziario/campo di lavoro dove è rinchiuso il nostro eroe. Lo vediamo comparire immediatamente in tutto il suo splendore: barbuto, con lo stesso vestito da fabbro che si è portato appresso dall’Austria, mentre porta in spalla una trave da mezza tonnellata gettandola sdegnosamente come fosse un fuscello. A tutti i detenuti è stato applicato un collare esplosivo (inaugurando così una moda che imperverserà nei futuri prison movie fantascientifici), disattivabile mediante codice dalle postazioni informatiche dei secondini, che li confina all’interno del perimetro del campo. Schwarzy insieme ai suoi due nuovi amici facenti parte di un gruppo di resistenza al sistema, l’immancabile nero massiccio e il nerd, mette in moto la sommossa. Mentre scaraventa giù dalla passerella un secondino, si configura il leitmotiv del film: ad ogni uccisione corrisponde una battuta tamarra/idiota. In questo caso: “Vuoi un passaggio”? Passiamo velocemente oltre. Giunti in prossimità della “zona della morte” il nerd comincia a digitare il codice su di un computer portatile ma dalla sua postazione un infido secondino lo fa a sua volta, vanificando qualsiasi tentativo di disattivare il perimetro. Ad un certo punto l’onnipresente messicano/portoricano, Chico il suo nome, colto da un’un improvviso raptus suicida decide di attraversare con ovvii risultati. Per la serie, se non facciamo esplodere almeno una testa che li abbiamo messi a fare i collari. Finalmente, con lo sforzo congiunto di tre menti si giunge alla conclusione che sparare al secondino è una soluzione conveniente e i detenuti saltellando come scolaretti in festa si avviano verso la libertà.
Una scritta in sovraimpressione ci informa che i nostri tre eroi sono giunti alla periferia di Los Angeles. Uno sfondo di cartone palesemente finto mostra i grattacieli della città “in lontananza”. Qui, tramite megaschermo, veniamo a conoscenza del Running Man, lo show televisivo più popolare d’America che consente ai cittadini di godersi un po’ di sana violenza in diretta. Realizzato in collaborazione con il dipartimento di giustizia vede la partecipazione di criminali ed oppositori politici nella loro lotta per la sopravvivenza o più precisamente nella spettacolarizzazione della loro morte ad opera degli sterminatori dello show. Parallelamente un gruppo di resistenza, i cui membri secondo le leggi del cinema anni 80 devono essere per forza conciati come guerriglieri cubani, cerca di oscurare il network fonte di tutti i mali e del lavaggio del cervello perpetrato sulla popolazione. Grazie al loro aiuto Schwarzy si libera del collare. Non essendo interessato alla lotta politica decide di ricongiungersi al fratello che è in possesso dei contatti giusti per permettergli di fuggire dallo stato.
Si reca in città dove una comparsa vestita da sbirro che passa davanti la macchina da presa ci ricorda che vige una dittatura paramilitare. Giunto nell’appartamento del fratello scopre che quest’ultimo è stato portato via per la rieducazione (tempo di commozione 2 secondi) e prende in ostaggio la nuova inquilina, Amber Mendez (Maria Conchita Alonso), che guarda caso lavora per il network e nel contempo ascolta musica censurata. Nel frattempo il creatore del Running Man, il mefistofelico Killian, impressionato da quella montagna di muscoli guizzanti che risponde al nome di Ben Richards e conscio dell‘effetto mediatico di una sua partecipazione, vuole assolutamente che diventi un concorrente dello show. Giunti in aeroporto direzione Honolulu (possiamo ammirare Schwarzy in camicetta hawaiana e cappello rubato all’uomo Del Monte), Amber riesce a sfuggire al suo sequestratore rifilandogli un pugno nelle parti basse. Dalla minima reazione sul volto di Schwarzy possiamo intuire che o ce le ha d’acciaio o è Big Jim. Nuovamente arrestato si ritroverà suo malgrado a partecipare allo show in compagnia di Laughlin (il nero massiccio e altruista) e Weiss (l’esperto di computer) ai quali si aggiungerà successivamente Amber che ha scoperto la verità sul massacro per il quale è stato condannato Richards. Dopo l’abituale balletto 80’s style (non sarà l‘unico), Schwarzy, con indosso un’aderentissima tutina gialla, viene spedito nell’arena di gioco a bordo di una specie di bob a reazione. Il primo sterminatore che si ritroverà ad affrontare è il professor Sottozero, un asiatico sovrappeso con un’insana passione per l’hockey sul ghiaccio e i puck esplosivi. Numerose inquadrature sottolineano l’esaltazione del pubblico di fronte a quest’orgia di violenza. Si rivelerà meno pericoloso del previsto e dopo la sua morte verrà deriso in diretta televisiva con “Adesso vale di certo meno di zero”, un gioco di parole degno di un bambino di dieci anni. Spetterà a due simpatici figuri che rispondono al nome di Buzzsaw e Dynamo l’arduo compito di eliminare Richards. Il primo è un tizio armato di motosega, il secondo, ridicolo perfino per gli standard di American Gladiator, è bardato come un misto tra un legionario romano e un albero di natale ed è capace di scagliare fulmini mentre ci delizia con la sua voce da tenore. Laughlin e Weiss perderanno la vita causando la commozione del nostro per ben 10 secondi. Nemmeno a dirlo il nostro eroe riuscirà infine ad avere la meglio sui due sterminatori trasformando a suon di motosega Buzzsaw in Farinelli e graziando perfino Dynamo (la sua fine è solo rimandata). Schwarzy il misericordioso farà presa sul pubblico che se infischierà del fatto che ha compiuto una strage di civili e lo osannerà praticamente dal passaggio da un’inquadratura all’altra. Per dovere di cronaca: “Che ne è stato di Buzzsaw?” chiede Amber “Oh, si è fatto in pezzi” risponde il nostro. Benissimo, passiamo a Fireball che come si può intuire dal nome ha a che fare col fuoco e più precisamente si serve di un lanciafiamme. Scontata la battuta “Vuoi da accendere?”prima che gli venga lanciato addosso un bengala. Ci avviciniamo alla resa dei conti finale. Per farla breve, il trasmettitore base del network si trova proprio nell’arena di gioco, il codice viene decifrato e utilizzato da una base segreta della resistenza anch’essa in quella zona (!). Schwarzy si leva la tutina, riabilita la propria immagine grazie al filmato originale del massacro di civili e insieme ad Amber e una schiera di piccoli Che Guevara assalta gli studi. Killian ha quello che si merita e il camaleontico pubblico festeggia. L’improbabile quanto repentina storia d’amore che sboccia tra i due protagonisti sulle note di una canzone simil Jon Bon Jovi chiude degnamente il film.

5 commenti:

Morrigan77 ha detto...

Ahah ogni tanto fa bene prendersi una pausa e dedicarsi a film azzera-cervello. Lieta di leggerti

Lestat ha detto...

C'era un periodo in cui lo passavano almeno due volte all'anno, puntuale come il piccolo lord a natale. Bei tempi..

Anonimo ha detto...

grande schwarzy!

NoF3ar ha detto...

ahahahah grandioso mi hai fatto scompisciare!

gustavclit ha detto...

a 'sto punto DEVI recensire anche 1997 fuga da new york

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