venerdì 15 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
Camelot


In realtà, il buon Joseph ha preso dal fratello Ralph giusto qualche tratto somatico e non certo le doti recitative, ed è quasi impossibile affezionarsi ad un personaggio da lui interpretato (salvo forse quello in Flashforward, per cui si prova quella simpatia che va di pari passo alla compassione verso un uomo destinato a diventare cornuto senza che possa farci niente). Il suo Merlino in versione rimodernata che si fa chilometri a piedi non fa eccezione. E ora basta che questa serie è insulsa e noiosa e vado a recuperare Excalibur per disintossicarmi.

venerdì 8 aprile 2011
Mammuth - Recensione

Francia, 2010, colore, 92 min
Regia: Gustave Kervern, Benoît Delépine
Sceneggiatura: Gustave Kervern, Benoît Delépine
Cast: Gérard Depardieu, Yolande Moreau, Isabelle Adjani, Miss Ming, Philippe Nahon, Bouli Lanners, Anna Mouglalis, Benoît Poelvoorde
Gustave Kervern e Benoît Delépine, dopo il bellissimo Louise-Michel, tornano a parlarci del tema del lavoro ai tempi della globalizzazione, senza tradire lo spirito anarchico e anticonformista che li contraddistingue e avvalendosi di uno straordinario Gérard Depardieu che giganteggia, è il caso di dirlo, per l’intera durata della pellicola.
Serge (Gérard Depardieu), gigante silenzioso e dall’aria un po’ tonta, soprannominato Mammuth dal nome di una moto degli anni ’70, lavora nel mattatoio di un’azienda di insaccati. Dopo aver abbandonato la scuola prima della licenza liceale ed essersi cimentato in una miriade di lavori (apprendista mugnaio, becchino, buttafuori, giostraio), ha dedicato completamente gli ultimi sedici anni della propria vita al suo attuale lavoro, senza mai assentarsi un giorno né tantomeno creando alcun rapporto di amicizia. Ma a Serge sta bene così, il lavoro è il suo unico valore. Purtroppo per lui, arriva l’età pensionabile, e, dopo un’allucinante e sbrigativa cerimonia di saluto con i colleghi, figure anaffettive interessate per l’occasione unicamente a sgranocchiare patatine, e il discorso, come da manuale, letto maldestramente dal datore di lavoro, si ritrova con un puzzle di 2000 pezzi come regalo di commiato e una vita quotidiana da riempire. La moglie Catherine (la sempre brava Yolande Moreau), paziente e dal forte senso pratico che sgobba in un supermercato, resasi conto delle difficoltà di riadattamento del marito, lo convince ad intraprendere un viaggio alla ricerca dei contributi “dimenticati” da alcuni dei passati datori di lavoro, in modo da poter dimostrare di aver lavorato in tutti gli anni precedenti e godere della pensione. Rispolverata la vecchia moto, una Munch Mammuth 1200, Serge torna sui luoghi della sua adolescenza ma inizierà anche un viaggio dentro se stesso, accompagnato dal fantasma del suo amore giovanile (Isabelle Adjani), morto tragicamente in un incidente proprio con quella moto, una catarsi per rinascere a nuova vita, con maggiore autostima e libero di vivere sentimenti. Durante le tappe del suo viaggio verrà in contatto con una vasta gamma di personaggi, a volte folli a volte commoventi, quasi tutti accomunati da precarietà lavorativa e nessuna speranza di pensione facendo emergere uno spaccato sociale dominato dall’illegalità e dal lavoro nero. Menzione d’onore per la nipote poetessa Miss Ming, un concentrato di follia, ingenuità e candore, un’artista alternativa che crea strani oggetti anche di uso quotidiano e ha seppellito, su sua esplicita richiesta, il padre in giardino per poter continuare a godere della pensione. Al termine del suo percorso, Serge si renderà finalmente conto di essere stato sempre sfruttato e riuscirà a fuggire dalla gabbia in cui si era rinchiuso liberandosi dai sensi di colpa, dai fantasmi del passato e dal senso di nullità che lo aveva portato, meccanismo di difesa per rimozione, a considerare prioritario e degno di essere vissuto appieno solo il lavoro.
sabato 2 aprile 2011
L'angolo dell'avventuriero: Gemini Rue

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