Ond tro Svezia, 2010, colore, 98 min Regia: Kristian Petri Sceneggiatura: Magnus Dahlström Cast: Sonja Richter, Jonas Karlsson, Kristoffer Joner, Magnus Krepper, Sven Ahlström,
Wojna swiatów - nastepne stulecie Polonia, 1981, colore, 96 min Regia: Piotr Szulkin Sceneggiatura: Piotr Szulkin Cast: Roman Wilhelmi, Krystyna Janda, Jerzy Stuhr, Mariusz Dmochowski, Marek Walczewski, Bozena Dykiel
Il 18 dicembre 1999, quasi allo scoccare del nuovo secolo, i marziani atterrano sulla Terra, più precisamente in Polonia. Iron Idem, giornalista televisivo e voce indipendente, viene obbligato a diffondere la notizia in termini entusiastici. Dopo intimidazioni di ogni genere che sfociano nel rapimento della moglie, diventerà una marionetta nella mani delle autorità, aiutandole, suo malgrado, a mistificare la verità. Nel suo piccolo non si darà per vinto ma siamo davvero sicuri che la verità interessi a qualcuno? Il film è dedicato ad Orson Welles e H.G. Wells ed è un originale omaggio al famoso adattamento radiofonico de La guerra dei mondi partorito dalla mente di Welles, adattato a sua volta alla situazione socio-politica della Polonia durante il regime comunista. I marziani succhiasangue non sono il vero problema e divengono ben presto uno dei tanti mezzi di cui si serve un regime che mira solo a perpetuare se stesso. Szulkin ci racconta una storia sull’influenza dei mass media, sulla manipolazione delle coscienze, sulla natura umana e sull’incapacità della fede di dare risposte ai problemi reali.
The Divide Precedentemente conosciuto col titolo di The Fallout, The Divide segna il ritorno alla regia di Xavier Gens a quattro anni di distanza dall'ottimo horror francese Frontier(s) e dall'insulso adattamento del videogame Hitman. Ambientato in una New York appena colpita da una gigantesca e misteriosa esplosione, The Divide si concentra sulla lotta per la sopravvivenza di otto estranei che trovano rifugio in un bunker antiatomico. Mentre misteriosi uomini in tuta HAZMAT cercano di entrare, all'interno la situazione precipita e prevale la legge del più forte.
Il cast comprende Michael Biehn (l'ex attore feticcio di James Cameron da Terminator a The Abyss), Rosanna Arquette (Crash), Courtney B. Vance (Law and Order: Criminal Intent) e Lauren German (Hostel 2, Happy Town).
2016: Das Ende der Nacht 2016: Das Ende der Nacht si presenta come un classico esempio di cinema post-apocalittico: metà della superficie terrestre è desertificata a causa di sconvolgimenti climatici, la popolazione è in larga parte estinta e i sopravvissuti sono costantemente in cerca di cibo e acqua e di un luogo che consenta condizioni di vita sostenibili. Marie (Hannah Herzsprung) e la sorella minore Leonie (Lisa Vicari) cercano, con l'aiuto di Peter (Lars Eidinger), di raggiungere le montagne dove sembra che piova ancora. L'accordo è semplice: Peter fornisce protezione alle due sorelle e condivide con loro le sue scorte di cibo e Marie lo ripaga in natura. Si mettono in viaggio bordo di una sgangherata station wagon solo per rimanere ben presto a secco. Inevitabili spiacevoli incontri si frapporranno al raggiungimento della loro meta.
Il primo lungometraggio di Tim Fehlbaum vede in veste di produttore esecutivo nientepocodimenochè Roland Emmerich. Pare che tra una venerazione della bandiera a stelle e strisce e l'altra si sia ricordato di essere nato in Germania.
Data di uscita in Germania: 1° settembre
The Day Ancora poche notizie a disposizione per il film post-apocalittico di Douglas Aarniokoski sceneggiato dal semi esordiente Luke Passmore (al suo attivo ha solo un cortometraggio). The Day si avvale di un cast di giovani attori più o meno noti (Shannyn Sossamon, Dominic Monaghan, Ashley Bell, Cory Hardrict e Shawn Ashmore) chiamati a interpretare un ristretto gruppo di sopravvissuti nell’arco di una giornata tipo tra lande desolate e malinconici silenzi. Mi sarei dimenticato di The Day tempo cinque secondi ma l’ottima mossa di impreziosire il teaser trailer con la bellissima Yasmin the Light del gruppo texano Explosions in the Sky ha dato i suoi frutti.
I Am Number Four Anche la fantascienza deve avere, almeno nelle intenzioni, il suo Twilight. Così è stato deciso. Tratto dall'omonimo romanzo per ragazzi scritto a quattro mani da Jobie Hughes e James Frey sotto lo pseudonimo di Pittacus Lore, I Am Number Four è la storia di John Smith/Numero 4, uno dei nove bambini alieni sopravvissuti alla distruzione del pianeta natale Lorien ad opera dei Megadorian. Mandato sulla Terra, adesso è costantemente in fuga da spietati nemici finchè all’improvviso scopre di avere i superpoteri. Il film è diretto da D.J. Caruso e prodotto da Michael Bay e Steven Spielberg attraverso la sua DreamWorks.
Data di uscita italiana: 18 febbraio
Vanishing on 7th Street Questo thriller apocalittico a tinte soprannaturali diretto da Brad Anderson (Session 9, L’uomo senza sonno, Transsiberian) narra la storia di un gruppo di superstiti che, risvegliatisi in seguito ad una misteriosa perdita di conoscenza, scoprono che il resto della popolazione è semplicemente svanito nel nulla e tutto ciò che ne rimane sono i vestiti. Rifugiatisi in una cantina dovranno fronteggiare un'oscura minaccia. Nel cast Thandie Newton, John Leguizano e Hayden Christensen.
Disponibile negli USA tramite video on demand a partire dal 7 gennaio
Dead Space: Aftermath Secondo lungometraggio d’animazione ambientato nell’universo del survival horror più riuscito degli ultimi anni. Realizzato dallo stesso team che ha sfornato Dante’s Inferno: An Animated Epic, il film farà da collegamento tra gli eventi del primo episodio e l’imminente Dead Space 2. L’alternanza tra animazione tradizionale sullo stile di Dead Space Downfall e orribile CG lascia un po’ perplessi.
Data di uscita DVD e Blu-ray: 24 gennaio
Priest Smesse le ali dell'angelo protettore, Paul Bettany si appresta a lucidare coltelli e crocifissi trasformandosi in prete guerriero. E lo fa sotto la guida dello stesso regista dell'inguardabile Legion. Priest è tratto dal cupo manhwa del sudcoreano Hyung Min Woo e sfrutta l'intramontabile filone vampirico in quella che sembra una versione post-apocalittica di Daybreakers. Il film è ambientato in un mondo alternativo devastato da secoli di guerra tra umani e vampiri. La storia è incentrata su un leggendario prete guerriero (Paul Bettany) che vive insieme a quel che resta dell'umanità in una città fortificata governata dalla Chiesa. Quando la nipote (Lily Collins) viene rapita da un branco di succhiasangue, il nostro palestrato prete parte in sua ricerca per evitare che venga trasformata. Sarà accompagnato nel viaggio dal fidanzato della nipote (Cam Gigandet) e da un'ex sacerdotessa guerriera (Maggie Q). Il resto del cast comprende Karl Urban, Christopher Plummer, Brad Dourif e il vampiricamente recidivo Stephen Moyer.
Data di uscita USA: 13 maggio
Battle: Los Angeles Un plotone di marines contro gli alieni per un film che, con quelle roboanti frasi ad effetto, viene definito come un Black Hawk Down con, appunto, gli alieni. L’impianto produttivo è solido, gli effetti speciali fanno ben sperare, in cabina di regia c’è Jonathan Liebesman, mestierante sudafricano proveniente dall’horrror, e il patriottismo americano sarà immancabilmente a livelli molto alti. Nel cast spiccano Aaron Eckhart, Bridget Moynahan e Michelle Rodriguez che quando si tratta di interpretare poliziotte o soldatesse viene chiamata in automatico.
Data di uscita USA: 11 marzo
Source Code Il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) prende parte ad un programma governativo sperimentale chiamato Source Code che gli permette di vivere, più e più volte, gli ultimi otto minuti di vita di un pendolare nel tentativo di scoprire chi si cela dietro l’attentato che ha colpito un treno ed evitare così un attacco di proporzioni ancora maggiori. Il regista Duncan Jones ha già dato prova del suo talento con il riflessivo ed emozionante Moon, la speranza è che si ripeta con questo fanta-thriller dal ritmo diametralmente opposto.
Data di uscita USA: 1° aprile
Cowboys & Aliens La minaccia aliena si trasferisce nel vecchio west in questa atipica commistione tra western e fantascienza. Cowboy & Aliens è l’adattamento dell’omonimo graphic novel della Malibu Comics diretto da Jon Favreau che passa oramai da un cinefumetto all’altro per la felicità del suo conto in banca. Effetti visivi della Industrial Light & Magic. Il ricco cast comprende Daniel Craig, Olivia Wilde, Harrison Ford, Sam Rockwell, Paul Dano e Clancy Brown.
Legion Questa ignominia apocalittica con dialoghi da soap opera tenta inutilmente di tener sveglio lo spettatore con una colonna sonora sconquassatimpani. Fallisce miseramente nell’intento e miseramente Legion torna nel dimenticatoio in attesa di venir riesumato per le immancabili classifiche negative di fine anno. L’accoppiata Scott Steward/Paul Bettany sarà nuovamente presente nei cinema la prossima estate con Priest. Uomo avvisato… QUI la recensione completa
Scontro tra Titani 3D Quando Hollywood incontra la mitologia greca i risultati imbarazzanti sono sempre dietro l’angolo. Non fa eccezione questo remake del classico di Desmond Davis, concepito come film 2D tradizionale e convertito in 3D in fase di post-produzione per spillare qualche soldo in più agli spettatori. 3D peraltro limitatissimo, una vera truffa, sicuramente il peggiore visto finora. Chi ha scritto i dialoghi del film sembra nutrire un profondo odio verso gli attori e si sarà fatto le meglio risate sentendoli recitare. Dispiace solo per il bravo Mads Mikkelsen che l’unica cosa decente che gli hanno fatto fare fuori dall’Europa è Casino Royale. La natura di popcorn movie ed effetti speciali discreti non giustificano la visione di un film dalla trama così oscena.
Codice Genesi Fantascienza post-apocalittica teocon? No, grazie. QUI la recensione completa
Jonah Hex In ambito cinefumettoni riuscire a fare peggio di Ghost Rider era impresa ardua ma con grande dedizione Jimmy Hayward con la preziosissima collaborazione di Neveldine&Taylor alla sceneggiatura ha compiuto il miracolo. Affidiamoci alla parole dell’attore protagonista Josh Brolin: “No, non sono orgoglioso nè soddisfatto del film […] a un certo punto eravamo talmente fuori dai binari che il montaggio del materiale che eravamo in grado di utilizzare era così distante dall'idea originale da risultare totalmente sconclusionato.” E vorrei ben vedere, 75 minuti (no non è un errore) di avvenimenti assolutamente gratuiti senza un filo logico o spiegazioni di sorta. Stendiamo un velo pietoso su tutto il resto.
Skyline La presunzione che gli effetti speciali possano sopperire al vuoto d’idee e ad una regia sciatta trova in Skyline un esempio concreto. QUI la recensione completa
The Experiment Remake del tedesco Das Experiment ed ennesima opera di banalizzazione made in USA di un buon film europeo del quale la pellicola di Paul Scheuring rappresenta la sintesi facilona infarcita di personaggi caricaturali. Insostenibile il finale moraleggiante che insieme alla svolta spirituale di Adrien Brody in India con tanto di fanciulla hippie è il momento più basso di tutto il film. Fatevi un favore e recuperate il bel film originale.
Splice Mai mi sarei immaginato che Vincenzo Natali sarebbe apparso in questa classifica ma stavolta ha davvero toppato. Scadendo spesso nella comicità involontaria, più che un film sulla genetica è un compendio di psicopatologie delle relazioni umane. Irritanti i protagonisti, lui un perenne cane bastonato, lei da internare subito, e inspiegabile la scelta degli attori chiamati a interpretarli. Nemmeno la sinuosa Dren riesce a tenere in piedi la baracca. QUI la recensione completa
Skyline USA, 2010, colore, 94 min Regia: Colin Strause, Greg Strause Sceneggiatura: Joshua Cordes, Liam O'Donnell Cast: Eric Balfour, Donald Faison, Scottie Thompson, Brittany Daniel, Crystal Reed, Neil Hopkins, David Zayas
Ringalluzziti da un curriculum impressionante come specialisti degli effetti visivi (2012, 300, Iron Man 2 solo per citarne alcuni), i fratelli Strause scoprono di avere pretese registiche. Il loro primo lungometraggio in veste di registi, l’infame Aliens vs Predator 2, è la prova lampante che se il buongiorno si vede dal mattino questi due avrebbero fatto meglio a dedicarsi esclusivamente a ciò che gli riesce meglio. Del film in questione rimane impresso soprattutto lo scontro finale tra il Predator e il Predalien nel quale il montatore, esasperato da un’ora e mezza di regia televisiva e provincialotti americani lobotomizzati, decide che è preferibile che lo spettatore non capisca assolutamente nulla di quello che stia succedendo e si lancia in un montaggio da crisi epilettica. Sbeffeggiati da critica e pubblico in uno dei rari casi in cui fanno fronte comune, i due indomiti fratelli riescono a ottenere un budget di 10 milioni di dollari senza il supporto di nessuna major, con l’intento di sfornare l’ennesimo clone dell’unico sottogenere fantascientifico che fa ancora presa sul pubblico: l’invasione aliena. I clichè e una cattiva sceneggiatura non sono mica un problema, basta annegarli in un mare di CG. Sotto questo punto di vista la sufficienza è garantita. Nulla che faccia gridare al miracolo beninteso, i fratelli Strause sono sì dei professionisti ma un budget di questo tipo pone dei limiti non valicabili. A conti fatti Skyline non è altro che un film per la tv che dispone di qualche dollaro in più: vorrebbe essere un kolossal dei poveri ma non si discosta più di tanto dalla robaccia che trasmettono su Syfy Channel con l’aggravante che al contrario di quest’ultima si prende tremendamente sul serio. La vera minaccia non è l’invasione aliena bensì che il finale, un copia e incolla di quello de La guerra dei mondi, rimanga aperto e l’intenzione sia quella di dar vita a un sequel. Da dove derivasse l’ottimismo per una risposta positiva del pubblico a questo surrogato di serie televisiva di quart’ordine non sono ancora riuscito a spiegarmelo. Skyline è suddiviso in tre parti (invasione, resistenza e un finale a bordo dell’astronave che fa venir voglia di squarciarsi le vene coi denti) che si susseguono con vari livelli di vuoto creativo assecondato dalla vacuità di personaggi che vorremmo veder morti il prima possibile. Per intenderci una manica di fighetti che ha nella piscina è il suo habitat naturale e nei cocktail con l’ombrellino la sua linfa vitale. Si intravede almeno una certa coerenza nella scelta degli attori: televisivi come tutto il resto, salvo gli effetti speciali. La comparsa delle enormi astronavi biomeccaniche che risucchiano la popolazione desta un minimo di curiosità che ci mette ben poco a dissiparsi completamente lasciando il passo alla noia di vedere gente che non fa altro che andare sul tetto e ridiscendere a oltranza. Tanto gli alieni non muoiono mai e, senza voler spoilerare sulle modalità, per avere la meglio ci si affida in zona Cesarini al trionfo dell’illogico. Nemmeno Independence Day si era spinto a tanto.
RoboCop USA, 1987, colore, 102 min Regia: Paul Verhoeven Sceneggiatura: Edward Neumeier, Michael Miner Cast: Peter Weller, Nancy Allen, Dan O'Herlihy, Ronny Cox, Kurtwood Smith, Miguel Ferrer, Ray Wise, Robert DoQui
Uno scenario cyberpunk in versione ridotta. Non siamo ai livelli delle zaibatsu di gibsoniana memoria che si sostituiscono agli stati nazionali ma la multinazionale, in questo caso la OCP, si è già sostituita all’amministrazione pubblica. La città di Detroit, dominata dall’arroganza del potere economico e dalla violenza delle organizzazioni criminali, è sul punto di essere demolita e rimpiazzata dalla tecnologica Delta City. Prima di procedere alla sua realizzazione, la OCP, che ha già privatizzato la polizia, deve prima sradicare, almeno in apparenza, la criminalità dilagante. A tal proposito, due progetti futuristici, che garantiranno alla OCP un appalto multimilionario con il dipartimento della difesa, si contendono l’approvazione del grande capo (Dan O'Herlihy): il robot corazzato ED 209 del perfido vice presidente Dick Jones (Ronny Cox) e un modello di cyborg su base organica proposto dall’arrivista Bob Morton (Miguel Ferrer). Durante una dimostrazione, ED 209 si dimostra palesemente difettoso (ne sa qualcosa il povero Kinney) e Morton ottiene il via libera. Serve solo un volontario. Il poliziotto Alex Murphy (Peter Weller) è una persona fortunata: il primo giorno di servizio nel suo nuovo distretto viene massacrato a colpi di fucile a pompa dalla banda più pericolosa della città capeggiata da Clarence Boddicker (Kurtwood Smith) in una delle scene di “morte” più crudeli e sanguinose che si ricordino. Verhoeven non si smentisce mai, la violenza disturbante e sopra le righe è da sempre uno dei marchi di fabbrica del regista di Amsterdam. Murphy viene dichiarato morto, il suo cervello viene impiantato in un corpo meccanico e affiancato da un sistema informatico. È nato RoboCop, la versione tecnologica del giustiziere implacabile. Di umano conserva solo il volto, quasi completamente celato da un casco con visore ad esprimere quella dialettica tra tecnologia ed esistenza da sempre uno dei tratti principali del genere fantascientifico. Peter Weller si dimostra attore perfetto per la parte grazie alla fisionomia del suo volto che anticipa il carattere della mutazione: il volto spigoloso e levigato, i grandi occhi infossati, le sopracciglia rade, le labbra dal disegno regolare presentano tratti macchinici che la trasformazione in RoboCop non fa che accentuare. Lentamente in RoboCop cominciano ad affiorare i ricordi della sua vita precedente: il nome Alex Murphy riacquista significato, viene investito dai flashback della sua vita familiare ed i volti ghignanti dei suoi assassini lo tormentano. E in questa coscienza infelice tormentata dalla persistenza della memoria affiorano anche i sentimenti, primo tra tutti quello della vendetta. Una metempsicosi nell’era dell’informatica.
Ottimo esordio americano dell’olandese Paul Verhoeven per un film di fantascienza urbana venato di cyberpunk e sostenuto da una sceneggiatura pregna di ironia sarcastica e crudo cinismo. La propensione all’eccesso di Verhoeven (sfido a non ricordarsi le geniali quanto splatter scene di morte presenti in RoboCop dopo appena una visione) si alterna ad un uso insistito di inserti televisivi in funzione di contrappunto ironico che diverranno ricorrenti nei film di fantascienza del regista (Starship Troopers su tutti). Da sottolineate la convincente perfomance irrigidita con sprazzi di umanità residuale di Peter Weller, attore troppo spesso relegato in territorio b-movie ma capace di dar vita a grandi interpretazioni come nel caso de Il pasto nudo, e la presenza di due villain d’annata, lo spietato Dick Jones dall’indimenticabile sorrisetto beffardo e il sadico Clarence. In parti secondarie troviamo due attori che i fan di Twin Peaks non tarderanno a riconoscere: Miguel Ferrer che diventerà l’agente FBI Albert Rosenfield e soprattutto Ray Wise, il mitico Leland Palmer. Il film non è invecchiato male in quanto gli effetti speciali non sono invasivi e si limitano ad un paio di scene. Certo è che vedere il rozzo ED 209 animato in stop motion (con la supervisione di Phil Tippett) oggi fa quasi tenerezza. Ok, togliamo pure il quasi. Vennero realizzati due sequel, il secondo dei quali senza Peter Weller, che difettano di umorismo e pongono l’accento su una violenza spesso gratuita. RoboCop fu il titolo inaugurale del Dolby Stereo SR.
Disponibile il teaser trailer per BlinkyTM, ex Bad Robot, primo lungometraggio del quasi regista di Akira e Voltron (entrambi, per fortuna, dispersi nel limbo), Ruairi Robinson. Sempre più inquietante quel sorrisetto malefico...
2013, una nave carica di infetti si schianta sulla banchina del porto della città di Landskrona in in Svezia. L'infezione si diffonde a macchia d'olio, la città viene messa in quarantena e un muro di contenimento viene innalzato intorno alla città. Mentre zombie assetati di sangue invadono le strade, la tensione razziale tra svedesi e immigrati è sul punto di esplodere.
Difficile contare sul fattore originalità in un film sugli zombie e Zon 261, diretto da Fredrik Hiller, sembra seguire la strada de La terra dei morti viventi di Romero, con i suoi zombie dotati di una basilare scala gerarchica e della capacità di impugnare armi. Uscita prevista in Svezia: 2012